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Intervista a Ramon Punzano, osteopata di Matteo Berrettini

A chiusura dell’Australian Open di Tennis che ha visto Matteo Berrettini tra i protagonisti indiscussi di questo importante torneo del Grande Slam, abbiamo intervistato il suo osteopata, Ramòn Punzano, professionista spagnolo che in passato ha lavorato anche per Juan Carlos Ferrero e David Ferrer e che di Matteo dice: “ha alcune caratteristiche che lo rendono speciale”.

Da quanto tempo lavori come osteopata e cosa significa nella tua vita?

Ho terminato i miei studi alla Scuola di Osteopatia di Madrid (EOM) intorno al 2009, quindi pratico l’osteopatia da circa 13 anni. Studiare l’osteopatia ha significato un nuovo approccio alla diagnosi e alla cura dei pazienti, quindi un cambiamento nel modo di intendere le patologie che i nostri pazienti presentano nel nostro lavoro quotidiano.

Perché hai deciso di incanalare la tua professione sul campo sportivo e quale pensi sia il valore aggiunto dell’osteopatia nello sport?

Sono sempre stato attratto dallo sport, fin dall’infanzia ne ho praticati molti e fin dall’inizio la mia vita professionale ha sempre avuto qualche rapporto con lo sport, anche se non sempre con il tennis. Ho avuto a che fare col mondo del calcio, dell’atletica, della vela, del basket e dell’equitazione. L’osteopatia è una disciplina che si adatta molto bene come approccio terapeutico alle lesioni che si verificano in ambito sportivo, sia nel campo della prevenzione che della cura, e ovviamente mi aiuta nella diagnosi delle lesioni quando si manifestano.

Sappiamo che lavori nel tennis da più di 15 anni, quali sono gli infortuni più frequenti che hai visto in questo sport e quali le cause? In questi casi, che tipo di trattamento preferisci utilizzare?

Gli infortuni più frequenti che vediamo nel campo del tennis professionistico sono solitamente infortuni da uso eccessivo e non lesioni traumatiche in quanto non è uno sport di contatto. In generale nell’arto superiore interessano il complesso articolare della spalla. In quanto sport di lancio, quale può essere considerato il tennis, questa articolazione è difatti una delle più colpite. Il piede è certamente una delle strutture più coinvolte nell’arto inferiore, fondamentalmente per le superfici di gioco e dalla predominanza del cemento, dove gli infortuni in generale, ed il piede in particolare, subiscono più sollecitazioni rispetto ad esempio alla terra battuta o all’erba. All’interno della regione spinale, la colonna lombare è quella che subisce più stress, a causa del servizio (una delle azioni sportive più stressanti nel tennis) e del suo coinvolgimento dell’arco posteriore a livello lombare, che può causare iperpressione delle faccette articolari, spondilolisi/listesi ecc.

Il tennis negli ultimi due decenni ha subito un processo di trasformazione, dove la richiesta fisica è in aumento e oltre all’incidenza di infortuni agli arti superiori, è aumentata la percentuale di quelli che interessano gli arti inferiori, in modo particolare quelli legati al sovraccarico, come ho già accennato.

Come si struttura la metodologia del lavoro osteopatico con atleti professionisti; e come coniughi il tuo lavoro con quello degli altri professionisti del team?

L’approccio osteopatico con un giocatore dipende dal fatto che si stia pensando ad un lavoro preventivo o ad un approccio terapeutico quando l’infortunio è già apparso. Nel caso in cui si sia verificata la lesione, è prioritario cercare di normalizzare le strutture che sono legate al tessuto danneggiato, normalizzando la mobilità delle articolazioni che sono legate a quella lesione (e che hanno potuto causare un maggiore stress in tessuto leso), rivedere e trattare le strutture legate alla sua innervazione e vascolarizzazione e normalizzare il più possibile il tessuto per stimolarne la riparazione.

La metodologia di lavoro che svolgiamo con un tennista è fondamentalmente la prevenzione degli infortuni. L’obiettivo numero uno non è quello di curare l’infortunio nel miglior modo possibile, ma di evitare che si manifesti e che il giocatore debba stare fuori gara per un tempo determinato. Per fare questo, eseguiamo lavori programmati per tutta la settimana sulla mobilità articolare finalizzati a mantenere i range articolari ottimali, nonché lavori di normalizzazione sulle tensioni miofasciali su base regolare, e insieme al preparatore atletico eseguiamo programmi di esercizi specifici per mantenere quelle regioni o zone in condizioni ottimali.

La comunicazione con l’allenatore, il preparatore atletico, il medico e anche il mental coach deve essere costante, perché tutti dobbiamo conoscere il momento in cui il giocatore non è solo dal punto di vista fisico ma anche mentale. Questo ci permetterà di conoscere meglio il rapporto tra i suoi possibili disagi e tutto il suo ambiente, in linea col modello biopsicosociale che è molto presente nella nostra disciplina.

Hai lavorato con diversi tennisti spagnoli, come è cominciata la collaborazione con Matteo Berrettini?

La necessità di Matteo a fine 2019 di risolvere alcuni problemi fisici che aveva avuto e di voler iniziare la stagione 2020 nel migliore dei modi ha fatto sì che a dicembre 2019, prima della stagione, iniziassimo a lavorare insieme e da allora abbiamo continuato a farlo sino ad oggi.

Il lavoro con Matteo nei periodi di allenamento, ma non in gara, è finalizzato a consentirgli di svolgere carichi di lavoro fisici che gli consentano di trovarsi nelle migliori condizioni in gara. Durante il periodo della competizione il lavoro si concentra maggiormente sulla prevenzione e il trattamento di tutti quei piccoli dettagli che nascono a causa dello stress causato dalle partite e risolversi nel più breve tempo possibile affinché il giocatore sia pronto a giocare il massimo delle partite possibili.

A livello fisico, qual è la sfida più grande per un tennista come Matteo? Che differenza trovi con gli altri giocatori che oggi fanno parte dei tornei principali?

A livello fisico la sfida più grande con Matteo è riuscire a fargli giocare un’intera stagione con il minor numero di infortuni o problemi possibili: oggi questo è il nostro obiettivo più grande. La stagione è molto lunga, intensa e con molti tornei durante tutto l’anno. Matteo ha delle particolarità fisiche che gli altri giocatori non hanno, sono virtù che gli fanno fare un ottimo gioco, ma a volte ci fa anche capire che dobbiamo conoscere molto bene com’è tutta la sua struttura e quelle regioni potenzialmente più vulnerabili che possono subire maggiore stress, con l’obiettivo di controllare periodicamente eventuali cause di problemi e disfunzioni.

Quale pensi sia la tua sfida più grande come professionista in questa fase della tua carriera, e a livello personale?

Il bello dello sport agonistico è che non ci sono limiti, senti che nella tua professione stai dando il massimo per consentire a Matteo di essere  nelle migliori condizioni possibili, tutte le risorse personali e materiali sono impegnate affinché sia in condizioni ottimali, e questo a livello professionistico è una grandissima soddisfazione, poiché è sempre bello vedere come gli sforzi di tutta la squadra siano ricompensati dal vedere Matteo giocare ai massimi livelli.

La corsa di Matteo agli Australian Open si è fermata in semifinale contro Rafa Nadal dopo 3 ore intense di gioco. Come avete vissuto questi giorni e in particolare quel match?

Il tour in Australia è stato molto positivo; Matteo ha giocato ad un livello abbastanza buono, dopo un inizio un po’ difficile con una prima partita in cui non si sentiva molto bene, a poco a poco è stato sempre meglio e pronto a gareggiare nelle migliori condizioni. La partita contro Rafa nella semifinale dell’AO è stata una partita speciale, fondamentalmente perché stavamo per raggiungere una finale del Grande Slam e anche perché stavamo affrontando colui che per me è uno dei migliori atleti della storia, per di più è spagnolo e qualsiasi spagnolo ha un’ammirazione speciale per Rafa, per i suoi successi sportivi, per la sua umiltà e per i valori che trasuda dentro e fuori dal campo. Detto questo, eravamo in Australia per Matteo, e mi sarebbe piaciuto vederlo in finale dell’AO contro Danil Medvedev e magari vincere il suo primo Grande Slam. Ciò che è chiaro è che continueremo a fare del nostro meglio affinché Matteo continui ad avere la possibilità di poter competere al massimo livello possibile.

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